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UN SESSANTENNE RACCONTA (Il seguente breveracconto, comparso sul periodico " Il Risveglio" nel lontano 1996, è a firmadel cittadino Michele Quartucci. In esso l'autore, rievocando con nostalgia lagioiosa fanciullezza trascorsa con la sua amica natura, cerca un dialogoimpossibile con essa che, a distanza di solo mezzo secolo, non riconosce piu) Misveglio la mattina guardando il sorgere del sole. E' una sensazione unica chemi riporta indietro nel tempo quando all'età di dieci anni, o poco più, mi arrampicavosopra gli alberi di pioppo, solidi sostegni per le viti cariche di grappolidorati o rosso vermiglio. Era un divertimento unico perchè in cima ad ognipioppo, nella zona dei tagli autunnali, si potevano osservare spettacolimeravigliosi : piccole caverne nel legno secco che ospitavano faine, nidi dicomuni rapaci come le civette, i greppi, oppure delle nidiate di fragrantifunghi pioppini di un colore marrone invitanti ed unici. Eraproprio questo il motivo delle ardimentose arrampicate: trovare funghi dipioppo o da quell'altezza osservare la spettacolare panoramica del verdecircostante. La campagna che si sviluppava intorno all'antico borgo di Faibanoconservava un fascino particolare per me. Queltempo non era soltanto lavoro e impegno scolastico ma era anche piacevoleavventure. Soprattutto in autunno inoltrato, quando l'aspetto della campagnamutava ricreando un'atmosfera surreale piena di colori variegati, dal grigiodella terra appena arata per la semina del grano, al giallo-marrone delle fogliecadenti dai vitigni e dai pioppi. Afrotte di coetanei ci riunivamo nel pomeriggio per andare a pescare. Dove? Neipozzi, nei fusari, ma anche nei lagni. Che cosa? Rane tantissime e ancheanguille e gamberetti d'acqua dolce. L'acqua, nei periodi di maggiorepiovosità, dai pozzi, dai lagni e dai fusari si riversava nella campagnacircostante e proprio come il Nilo dell'antico Egitto, fertilizzava il terreno,pronto per ospitare in primavera la semina per la raccolta delle messi estive. Iricordi sono tanti e appassionati ma mi fermo per illustrare il paesaggio, oggia distanza di circa cinquant'anni. Abitosempre nella stessa strada e nell'avita abitazione, ma molte cose sono cambiate: ci sono molte più abitazioni e sempre meno alberi ; lestrade sono più ampie e con una migliore percorribilità, ma la vegetazione chele costeggia è solo quellla coltivata; quella lussureggiante spontanea,tappezzata da miriade di fiorellini silvestri multicolori, è quasi del tuttoscomparsa. Oggianche le stradette di campagna sono quasi tutte asfaltate ma prive di alberi ailati che un tempo davano una piacevole frescura a coloro che le percorrevano.Ora i margini di qusti percorsi viarii sono pieni di sporcizia; quelli chesfociano sui lagni o li fiancheggiano sono impercorribili perchè completamenteinvasi da cumuli d'immondizia. Doveun tempo si andava a trascorrere il martedì in Albis per dei piacevoli week-endo in qualche altro momento di bel tempo oggi diventa difficile perfinorespirare, tant'è il fetore che prviene da questi luoghi divenuti insalubri,fetore che risulta intenso, sgradevole e anche pericoloso. L'ariaè appestatadai gas di scarico di alcune industrie presenti nella zona; gasnocivi alla salute perchè ricchi di ossido di carbonio, anidride solforosa e,avviamente, di anidride carbonica. Ilmio racconto finisce così, con molta amarezza nel cuore, una profondamalinconia nell'animo e con poca voglia di reagire contro l'odierna societàconsumistica che , unidirezionale, va sempre più alla deriva. Mai ricordi sono delle testimonianze e allo stesso tempo dei motivi affinchèvenga ristabilito un ambiente sano e vivibile, accogliente e sicuro, unambiente dove il lavoro è inteso come elevazione della dignità dell'uomo e noncome mezzo per trarne escusivo profitto. Unambiente dove il progresso si indentifichi con la salvaguardia dell'ambientenaturale, con la difesa della biodiversità e con il prevenire i danni che viapporta ogni nuova iniziativa. Quantomi piacerebbe rientrare in simbiosi, ancora oggi, con quella mia antica amicanatura! |